1. Dalla culla alla culla. Come conciliare tutela dell’ambiente, equità sociale e sviluppo

Michael Braungart William McDonough

La risposta tradizionale alla necessità di difendere gli ecosistemi dalla nostra aggressione e a quella di arginare l’esaurimento delle risorse naturali, è sempre stata ridurre l’intensità dei processi produttivi, riciclare i rifuti che ne derivano e contenere i consumi. Gli autori propongono qui una soluzione diversa, una terza via rispetto al dualismo crescita-salvaguardia degli equilibri ambientali, che si concretizza nella parola d’ordine della “ecoefficacia”. Una nuova frontiera dell’ambientalismo che ipotizza la progettazione di filiere che prevedano il reinserimento a monte dei materiali in successivi cicli produttivi, il passaggio dalla vendita di prodotti alla vendita di servizi. Un’elaborazione teorica accompagnata da esempi concreti.

    Dalla culla alla culla. Come conciliare tutela dell’ambiente, equità sociale e sviluppo

    Michael Braungart William McDonough

    La risposta tradizionale alla necessità di difendere gli ecosistemi dalla nostra aggressione e a quella di arginare l’esaurimento delle risorse naturali, è sempre stata ridurre l’intensità dei processi produttivi, riciclare i rifuti che ne derivano e contenere i consumi. Gli autori propongono qui una soluzione diversa, una terza via rispetto al dualismo crescita-salvaguardia degli equilibri ambientali, che si concretizza nella parola d’ordine della “ecoefficacia”. Una nuova frontiera dell’ambientalismo che ipotizza la progettazione di filiere che prevedano il reinserimento a monte dei materiali in successivi cicli produttivi, il passaggio dalla vendita di prodotti alla vendita di servizi. Un’elaborazione teorica accompagnata da esempi concreti.

  2. Situaciones Urbanas

Santiago Cirugeda

Santiago Cirugeda es un arquitecto atípico que desde el inicio de su carrera ha puesto en práctica sus ideas directamente sobre el terreno. A lo largo de los últimos diez años, ha desarrollado un método de trabajo basado en la observación y análisis de la ciudad, al objeto de afrontar las carencias urbanísticas que en ella detecta. Su arquitectura, inmediata y portátil, es un despliegue de ingenio y creatividad que busca proponer nuevos modelos ajustados a presupuestos limitados. Entendiendo la arquitectura como una disciplina que debe velar por la mejora de las condiciones sociales, plantea un modelo de ciudad autogestionada donde los ciudadanos puedan decidir sobre su entorno inmediato.

Este libro presenta catorce situaciones concretas en las que Santiago Cirugeda explica cómo ha sido capaz de tergiversar el statu quo de la ciudad mercantilizada para proponer una ciudad más habitable. En él se detallan las estrategias que le han permitido reinventar tanto la vivienda, como los museos, la universidad, los centros sociales o el espacio público.

    Situaciones Urbanas

    Santiago Cirugeda

    Santiago Cirugeda es un arquitecto atípico que desde el inicio de su carrera ha puesto en práctica sus ideas directamente sobre el terreno. A lo largo de los últimos diez años, ha desarrollado un método de trabajo basado en la observación y análisis de la ciudad, al objeto de afrontar las carencias urbanísticas que en ella detecta. Su arquitectura, inmediata y portátil, es un despliegue de ingenio y creatividad que busca proponer nuevos modelos ajustados a presupuestos limitados. Entendiendo la arquitectura como una disciplina que debe velar por la mejora de las condiciones sociales, plantea un modelo de ciudad autogestionada donde los ciudadanos puedan decidir sobre su entorno inmediato.

    Este libro presenta catorce situaciones concretas en las que Santiago Cirugeda explica cómo ha sido capaz de tergiversar el statu quo de la ciudad mercantilizada para proponer una ciudad más habitable. En él se detallan las estrategias que le han permitido reinventar tanto la vivienda, como los museos, la universidad, los centros sociales o el espacio público.

  3. LESS IS FUTURE, IBA 2010
IBA 2010 Saxony-Anhalt, Aa.Vv.
IBA 2010 Urban Redevelopment Saxony-Anhalt A massive reduction in population and collosal overhaul of economic structure have presented enormous challenges for the people of east Germany over the past 20 years. As part of the International Building Exhibition Urban Redevelopment 2010, 19 towns and cities in the federal state of Saxony-Anhalt have implemented a series of innovative projects and formulated proposals as to how the ever-shrinking towns and cities of east Germany could be redesigned to accommodate their present status. This book provides a general view of the methods, methodology and results of this investigation. A historical review of the urban developments of the last two decades show the causes of urban reduction and the IBA’s earliest solutions, and three scenarios on the themes of town, landscape and climate outline questions and possible developments for Saxony-Anhalt up to the year 2050. With the IBA, Saxony-Anhalt has also instigated a laboratory for the city of tomorrow, to sustain this project well into the future.

    LESS IS FUTURE, IBA 2010

    IBA 2010 Saxony-Anhalt, Aa.Vv.

    IBA 2010 Urban Redevelopment Saxony-Anhalt A massive reduction in population and collosal overhaul of economic structure have presented enormous challenges for the people of east Germany over the past 20 years. As part of the International Building Exhibition Urban Redevelopment 2010, 19 towns and cities in the federal state of Saxony-Anhalt have implemented a series of innovative projects and formulated proposals as to how the ever-shrinking towns and cities of east Germany could be redesigned to accommodate their present status. This book provides a general view of the methods, methodology and results of this investigation. A historical review of the urban developments of the last two decades show the causes of urban reduction and the IBA’s earliest solutions, and three scenarios on the themes of town, landscape and climate outline questions and possible developments for Saxony-Anhalt up to the year 2050. With the IBA, Saxony-Anhalt has also instigated a laboratory for the city of tomorrow, to sustain this project well into the future.

  4. L’immagine della città

Kevin LynchMarsilio, Venezia 2006

La ricerca di Lynch è stata per quasi mezzo secolo ed è tuttora punto di riferimento di buona parte della progettazione urbana, tanto pubblica che privata, negli USA. Le riflessioni sulla necessità di inventare una diversa e più complessa cartografia per riuscire a dar conto dei “paesaggi invisibili”, le analisi dei rapporti tra organizzazione dello spazio, morfologia urbana, modelli culturali e forme di potere economico e politico, la messa a punto di criteri per rendere più sicuri e vivibili gli ambienti urbani, la comprensione dei processi cognitivi nei vari gruppi d’età sociali e culturali e dei comportamenti devianti nei contesti urbani, sono esperienze di ricerca che devono molto al contributo di Lynch.

    L’immagine della città

    Kevin Lynch
    Marsilio, Venezia 2006

    La ricerca di Lynch è stata per quasi mezzo secolo ed è tuttora punto di riferimento di buona parte della progettazione urbana, tanto pubblica che privata, negli USA. Le riflessioni sulla necessità di inventare una diversa e più complessa cartografia per riuscire a dar conto dei “paesaggi invisibili”, le analisi dei rapporti tra organizzazione dello spazio, morfologia urbana, modelli culturali e forme di potere economico e politico, la messa a punto di criteri per rendere più sicuri e vivibili gli ambienti urbani, la comprensione dei processi cognitivi nei vari gruppi d’età sociali e culturali e dei comportamenti devianti nei contesti urbani, sono esperienze di ricerca che devono molto al contributo di Lynch.

  5. Postproduction. Come l’arte riprogramma il mondo

Nicolas BourriaudUn documento di analisi degli ultimi trent’anni di arte scritto da uno dei più attivi critici d’arte francesi, nonché direttore del Palais de Tokyo di Parigi. Analizzando i lavori di artisti quali Mike Kelley, Rirkrit Tiravanija, Maurizio Cattelan, Pierre Huyghe, Liam Gillick, Jorge Pardo e Pierre Joseph, Nicholas Bourriaud traccia un’importante analisi degli ultimi vent’anni di arte contemporanea (con illuminanti incursioni anche negli anni Sessanta e Settanta), suggerendo come l’arte della “postproduzione” possa essere la pratica artistica più adatta per reagire al caos della cultura globale nell’era dell’informazione. “Postproduction” è stato tradotto in inglese, spagnolo, turco e sloveno.

    Postproduction. Come l’arte riprogramma il mondo

    Nicolas Bourriaud

    Un documento di analisi degli ultimi trent’anni di arte scritto da uno dei più attivi critici d’arte francesi, nonché direttore del Palais de Tokyo di Parigi. Analizzando i lavori di artisti quali Mike Kelley, Rirkrit Tiravanija, Maurizio Cattelan, Pierre Huyghe, Liam Gillick, Jorge Pardo e Pierre Joseph, Nicholas Bourriaud traccia un’importante analisi degli ultimi vent’anni di arte contemporanea (con illuminanti incursioni anche negli anni Sessanta e Settanta), suggerendo come l’arte della “postproduzione” possa essere la pratica artistica più adatta per reagire al caos della cultura globale nell’era dell’informazione. “Postproduction” è stato tradotto in inglese, spagnolo, turco e sloveno.

  6. Palais de Tokyo. Sito di creazione contemporanea

Paola NicolinPostmedia Books, Milano 2006

Paola Nicolin racconta la storia di uno dei più riusciti esperimenti museali di arte contemporanea, nel momento in cui i due curatori che hanno lavorato a questo progetto, Nicolas Bourriaud e Jerome Sans, si trovano alla fine del mandato. Che cos’è il Palais de Tokyo? Un museo senza collezione. Uno spazio senza forma. Un tentativo di fare delle pratiche artistiche un’esperienza quotidiana. Si tratta certamente di un contesto sperimentale per l’arte contemporanea, inaugurato a Parigi il 22 gennaio 2002 e da allora alloggiato in un edificio semicircolare, a poca distanza dal Trocadero. L’analisi di questo edificio e la lettura di alcune opere d’arte prodotte ed esposte nel primo triennio di attività del nuovo “sito di creazione contemporanea” sono il soggetto di questo libro, che non è una sistematica storia del Palais de Tokyo, ma uno strumento di lettura di alcuni eventi accaduti all’interno del cantiere parigino.

Il libro ripropone infatti l’interrogativo sul rapporto tra opera d’arte e contesto, tra spazio e produzione-esposizione dell’opera e sottolinea la possibilità di ristabilire una genealogia del museo d‚arte contemporanea come “spazio vivente”. All’origine della ricerca vi è una esigenza di legittimazione storica dell’idea o dell’ideologia del museo come luogo di creazione e esposizione. Circoscritto al Palais de Tokyo, il tema si radica nel dibattito culturale della seconda metà degli anni Venti, si avviluppa attorno al messaggio degli scritti di Henri Focillon e viene poi ripreso da André Malraux, fino al progetto di Nicolas Bourriaud (autore di Esthetique Relationelle e di Postproduction), co-curatore insieme a Jerome Sans del Palais de Tokyo dal 2002 al 2005. All’analisi del progetto curatoriale si affianca infine la lettura del lungo cantiere architettonico, che tra il 1999 e il 2001 ha subito l’ennesimo ritocco, firmato da Anne Lacaton e Jean-Philippe Vassal.

    Palais de Tokyo. Sito di creazione contemporanea

    Paola Nicolin
    Postmedia Books, Milano 2006

    Paola Nicolin racconta la storia di uno dei più riusciti esperimenti museali di arte contemporanea, nel momento in cui i due curatori che hanno lavorato a questo progetto, Nicolas Bourriaud e Jerome Sans, si trovano alla fine del mandato. Che cos’è il Palais de Tokyo? Un museo senza collezione. Uno spazio senza forma. Un tentativo di fare delle pratiche artistiche un’esperienza quotidiana. Si tratta certamente di un contesto sperimentale per l’arte contemporanea, inaugurato a Parigi il 22 gennaio 2002 e da allora alloggiato in un edificio semicircolare, a poca distanza dal Trocadero. L’analisi di questo edificio e la lettura di alcune opere d’arte prodotte ed esposte nel primo triennio di attività del nuovo “sito di creazione contemporanea” sono il soggetto di questo libro, che non è una sistematica storia del Palais de Tokyo, ma uno strumento di lettura di alcuni eventi accaduti all’interno del cantiere parigino.

    Il libro ripropone infatti l’interrogativo sul rapporto tra opera d’arte e contesto, tra spazio e produzione-esposizione dell’opera e sottolinea la possibilità di ristabilire una genealogia del museo d‚arte contemporanea come “spazio vivente”. All’origine della ricerca vi è una esigenza di legittimazione storica dell’idea o dell’ideologia del museo come luogo di creazione e esposizione. Circoscritto al Palais de Tokyo, il tema si radica nel dibattito culturale della seconda metà degli anni Venti, si avviluppa attorno al messaggio degli scritti di Henri Focillon e viene poi ripreso da André Malraux, fino al progetto di Nicolas Bourriaud (autore di Esthetique Relationelle e di Postproduction), co-curatore insieme a Jerome Sans del Palais de Tokyo dal 2002 al 2005. All’analisi del progetto curatoriale si affianca infine la lettura del lungo cantiere architettonico, che tra il 1999 e il 2001 ha subito l’ennesimo ritocco, firmato da Anne Lacaton e Jean-Philippe Vassal.

  7. Plus: Large-scale Housing Development

Frederic Druot, Anne Lacaton, Jean-Philippe VassalEditions Gili, 2007

Enfin publié, Plus est une analyse et une proposition pour réadapter les nombreux ensembles de logements construits en France dans les années 60 et 70. “Il s’agit de ne jamais démolir, ne jamais retrancher ou remplacer, toujours ajouter, transformer et utiliser”…

Dans les années 60 et 70, de nombreux ensembles de logements collectifs ont été bâtis en France, ainsi que partout en Europe, et bien qu’ils aient servi à remédier le pressant besoin d’habitations de l’après-guerre, aujourd’hui ils présentent des graves insuffisances. Frédéric Druot, Anne Lacaton et Jean-Philippe Vassal font face à cette problématique d’un point de vue nouveau et proposent une transformation radicale pour les adapter aux modes de vie actuels.

Il s’agit de ne jamais démolir, ne jamais retrancher ou remplacer, toujours ajouter, transformer et utiliser. Voici le point de départ sur lequel se base leur proposition. En partant de l’analyse des éléments qui constituent le logement, en suivant un parcours qui va de l’intérieur vers l’extérieur du bâtiment, les auteurs récupèrent le plaisir d’habiter en adoptant une attitude précise et délicate qui tient compte de tout l’existant.

Les sept projets présentés ici sont le résultat de leur démarche: quelques-uns sont exposés comme des études, tandis que les autres sont des projets qui ont gagné des concours d’architecture et qui constituent le prolongement de leurs objectifs et des idées développées dans les premiers.

In the 1960s and 70s many communal housing complexes were built in France and throughout Europe which, while they managed to relieve the pressing postwar need for housing, present serious shortcomings today. Frédéric Durot, Anne Lacaton and Jean-Philippe Vassal confront this set of problems from a new angle and propose the radical transformation of such housing in order to adapt it to current lifestyles.

‘Never demolishing, subtracting or replacing things, but always adding, transforming and utilising them’. This is the premise on which the authors’ proposal is based. Proceeding from an analysis of the elements that go to form the housing, in a survey that moves from inside to outside the building, the authors rehabilitate the pleasure of being an occupant on the basis of a precise and delicate attitude that takes all pre-existing factors into account.

The result is the seven projects presented here, some posited as studies and others, the winning schemes of architecture competitions, which are the prolongation of the objectives and ideas developed in the first.

264 p.

    Plus: Large-scale Housing Development

    Frederic Druot, Anne Lacaton, Jean-Philippe Vassal
    Editions Gili, 2007

    Enfin publié, Plus est une analyse et une proposition pour réadapter les nombreux ensembles de logements construits en France dans les années 60 et 70. “Il s’agit de ne jamais démolir, ne jamais retrancher ou remplacer, toujours ajouter, transformer et utiliser”…

    Dans les années 60 et 70, de nombreux ensembles de logements collectifs ont été bâtis en France, ainsi que partout en Europe, et bien qu’ils aient servi à remédier le pressant besoin d’habitations de l’après-guerre, aujourd’hui ils présentent des graves insuffisances. Frédéric Druot, Anne Lacaton et Jean-Philippe Vassal font face à cette problématique d’un point de vue nouveau et proposent une transformation radicale pour les adapter aux modes de vie actuels.

    Il s’agit de ne jamais démolir, ne jamais retrancher ou remplacer, toujours ajouter, transformer et utiliser. Voici le point de départ sur lequel se base leur proposition. En partant de l’analyse des éléments qui constituent le logement, en suivant un parcours qui va de l’intérieur vers l’extérieur du bâtiment, les auteurs récupèrent le plaisir d’habiter en adoptant une attitude précise et délicate qui tient compte de tout l’existant.

    Les sept projets présentés ici sont le résultat de leur démarche: quelques-uns sont exposés comme des études, tandis que les autres sont des projets qui ont gagné des concours d’architecture et qui constituent le prolongement de leurs objectifs et des idées développées dans les premiers.

    In the 1960s and 70s many communal housing complexes were built in France and throughout Europe which, while they managed to relieve the pressing postwar need for housing, present serious shortcomings today. Frédéric Durot, Anne Lacaton and Jean-Philippe Vassal confront this set of problems from a new angle and propose the radical transformation of such housing in order to adapt it to current lifestyles.

    ‘Never demolishing, subtracting or replacing things, but always adding, transforming and utilising them’. This is the premise on which the authors’ proposal is based. Proceeding from an analysis of the elements that go to form the housing, in a survey that moves from inside to outside the building, the authors rehabilitate the pleasure of being an occupant on the basis of a precise and delicate attitude that takes all pre-existing factors into account.

    The result is the seven projects presented here, some posited as studies and others, the winning schemes of architecture competitions, which are the prolongation of the objectives and ideas developed in the first.

    264 p.

  8. Urban Transformation

Ilka & Andreas RubyRuby Press, 2008

Tell me what is urban for you and I can tell you who you are. Clearly, the very notion of urban is arguably one of the hot topics of contemporary culture; it has become the synonym of cool and serves as a Zeitgeist indicator of lifestyle, music, food, fashion, and design. Yet precisely what urban means in regard to urbanism and the city has become increasingly blurred. Depending on specific geographic, climatic, economic, and cultural conditions, there are many, and often radically conflicting implications of urban developments: the hyper-dense megalopolis coexists with endless sprawl; traditional street life exists side by side with massive web traffic; the hardware of architecture is augmented by the software of the event; high-speed urbanism in China happens simultaneously with the phenomenon of shrinking cities and the slow dying-out of small towns in the highly industrialized developed countries. Even the very idea of the city as the result of planning has been deeply questioned by the roaring surge of informal favela-style housing settlements, which represent the type of urban condition that more than half of the world s population today calls their home. As opposed to the colonial era of the 19th century, the term urban today no longer indexes a normative cultural concept such as expressed, for instance, in the European City but represents a cosmos of extremely varied notions determined by geographical, cultural, and individual preferences. If we want to get a grip on what is urban today, we have to capture it in all its disguises, gradations, and transformations occurring simultaneously on a global scale. Hence this book takes us on a global dérive through emerging urban conditions in five continents, seen through the eyes of more than 50 international architects, urban planners, politicians, and artists including Saskia Sassen, Robert Somol, Jean-Philippe Vassal, Eyal Weizman, Teddy Cruz, Keller Easterling, Rahul Mehrotra, Enrique Peñalosa.

    Urban Transformation

    Ilka & Andreas Ruby
    Ruby Press, 2008

    Tell me what is urban for you and I can tell you who you are. Clearly, the very notion of urban is arguably one of the hot topics of contemporary culture; it has become the synonym of cool and serves as a Zeitgeist indicator of lifestyle, music, food, fashion, and design. Yet precisely what urban means in regard to urbanism and the city has become increasingly blurred. Depending on specific geographic, climatic, economic, and cultural conditions, there are many, and often radically conflicting implications of urban developments: the hyper-dense megalopolis coexists with endless sprawl; traditional street life exists side by side with massive web traffic; the hardware of architecture is augmented by the software of the event; high-speed urbanism in China happens simultaneously with the phenomenon of shrinking cities and the slow dying-out of small towns in the highly industrialized developed countries. Even the very idea of the city as the result of planning has been deeply questioned by the roaring surge of informal favela-style housing settlements, which represent the type of urban condition that more than half of the world s population today calls their home. As opposed to the colonial era of the 19th century, the term urban today no longer indexes a normative cultural concept such as expressed, for instance, in the European City but represents a cosmos of extremely varied notions determined by geographical, cultural, and individual preferences. If we want to get a grip on what is urban today, we have to capture it in all its disguises, gradations, and transformations occurring simultaneously on a global scale. Hence this book takes us on a global dérive through emerging urban conditions in five continents, seen through the eyes of more than 50 international architects, urban planners, politicians, and artists including Saskia Sassen, Robert Somol, Jean-Philippe Vassal, Eyal Weizman, Teddy Cruz, Keller Easterling, Rahul Mehrotra, Enrique Peñalosa.

  9. Spatial Agency: Other Ways of Doing Architecture
Nishat Awan, Tatjana Schneider, Jeremy Till
This book offers the first comprehensive overview of alternative approaches to architectural practice. At a time when many commentators are noting that alternative and richer approaches to architectural practice are required if the profession is to flourish, this book provides multiple examples from across the globe of how this has been achieved and how it might be achieved in the future. Particularly pertinent in the current economic climate, this book offers the reader new approaches to architectural practice in a changing world. It makes essential reading for any architect, aspiring or practising.

    Spatial Agency: Other Ways of Doing Architecture

    Nishat Awan, Tatjana Schneider, Jeremy Till

    This book offers the first comprehensive overview of alternative approaches to architectural practice. At a time when many commentators are noting that alternative and richer approaches to architectural practice are required if the profession is to flourish, this book provides multiple examples from across the globe of how this has been achieved and how it might be achieved in the future. Particularly pertinent in the current economic climate, this book offers the reader new approaches to architectural practice in a changing world. It makes essential reading for any architect, aspiring or practising.

  10. Reduce Reuse Recycle: Rethink Architecture

Aa.Vv.Hatje Cantz Verlag, Ostfildern, Berlin, 2012.German Pavillon, Venice Biennale 2012

The creative conversion and repurposing of existing structures is a defining feature of contemporary German architecture. Published for Germany’s pavilion at the 2012 Venice Biennale’s Architecture Exhibition, *Reduce, Reuse, Recycle *looks at this trend through case studies, proposals, statements, reproductions and interviews with architects.

    Reduce Reuse Recycle: Rethink Architecture

    Aa.Vv.
    Hatje Cantz Verlag, Ostfildern, Berlin, 2012.
    German Pavillon, Venice Biennale 2012

    The creative conversion and repurposing of existing structures is a defining feature of contemporary German architecture. Published for Germany’s pavilion at the 2012 Venice Biennale’s Architecture Exhibition, *Reduce, Reuse, Recycle *looks at this trend through case studies, proposals, statements, reproductions and interviews with architects.



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